Corsi per aspiranti imprenditori:  servono davvero? Parola ad Enrico Ditto

Corsi per aspiranti imprenditori:  servono davvero? Parola ad Enrico Ditto

Ott 21
Corsi per aspiranti imprenditori:  servono davvero? Parola ad Enrico Ditto

Enrico Ditto, amministratore di Time Out Service, ente di formazione professionale a Napoli. ha risposto alle nostre domande circa l’utilità dei corsi riservati ad aspiranti imprenditori

Diventare imprenditore di sé stessi è una aspirazione per un numero sempre crescente di persone, complice anche l’atavica carenza di lavoro che interessa il nostro paese in questo periodo storico. Proprio da questa necessità di raggiungere l’indipendenza economica, si sono recentemente moltiplicati i corsi dedicati a quanti aspirano a diventare imprenditori e lavoratori autonomi, un fenomeno interessante e che merita una analisi approfondita. Bisogna infatti considerare che molti di coloro i quali aspirano a diventare imprenditori hanno necessità di formarsi in tal senso, e vedono di buon occhio la possibilità di partecipare a specifici corsi per aspiranti imprenditori al fine di acquisire le competenze e gli strumenti necessari.

time out service

La voglia di fare impresa oggi è sotto gli occhi di tutti, e non può essere interpretata o sminuita come conseguenza della crisi – afferma Enrico Ditto di Time Out Service – di base c’è anche un approccio diverso al mondo del lavoro: la volontà è quella di rischiare e di acquisire maggiore flessibilità negli orari e nell’organizzazione del proprio lavoro. Ad ogni modo qualsiasi sia il motivo che spinge una persona a tentare di diventare un imprenditore, ci sono alcuni requisiti minimi necessari e un iter da seguire. I corsi di formazione per futuri imprenditori si rivolgono infatti alla quella platea di ex disoccupati o lavoratori dipendenti che vogliono cambiare vita e mettersi in proprio, ma non  sanno bene da dove partire”.

Quali sono le materie sulle quali si incentrano i corsi per futuri imprenditori? Il parere di Enrico Ditto

In linea di massima – continua Enrico Ditto – il primo approccio riguarda le attitudini personali di un buon imprenditore: parliamo dunque di autonomia, spirito di iniziativa, capacità di problem solving, adattabilità etc. Si parte per gradi cercando di capire come trasformare un’idea in un’impresa. In questa fase rientra l’elaborazione del piano di fattibilità economica (che riguarda la gestione di  ricavi, costi e guadagni, oppure l’individuare gli strumenti per ottenere i finanziamenti necessari, etc). Occorre avere inoltre una buona conoscenza degli adempimenti burocratici da seguire e delle norme fiscali e contrattuali, ma molto dipende dal tipo di corso prescelto e dall’attitudine e dall’impegno di chi lo frequenta. Altro importante fattore che bisogna tenere in considerazione è che l’attitudine all’imprenditoria si può sviluppare, ma non improvvisare o inventare: chi di indole non è assolutamente portato a lavorare in proprio, con questi corsi stravolgerà inverosimilmente la sua predisposizione al lavoro dipendente. Questi corsi sono però invece molto validi per chi, partendo da una certa predisposizione naturale, ha bisogno di capire come muoversi per far decollare la propria idea imprenditoriale. Posso dire che questi corsi possono quindi essere utili come punto di partenza per plasmare e dare forma ad un’idea, ma l’aspirante imprenditore deve avere delle capacità di base ed una predisposizione naturale al lavoro autonomo“.




Rispondi

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *