Commercio a Che Punto Siamo Dopo 20 anni di Crisi ed Euro

Commercio a Che Punto Siamo Dopo 20 anni di Crisi ed Euro

Set 08

Il commercio in italia è contraddistinto da attività di vario genere quelle prese in esame in questo articolo sono quelle del settore terziario che hanno avuto successo nonostante l’inizio della crisi perenne provocata dall’introduzione dell’euro.
Nel terziario sono inclusi i negozi di prodotti, le attività che prestano servizi, attività turistiche, banche, trasporti, uffici pubblici ed altri.
Molte di queste attività sono andate in crisi con l’introduzione dell’euro ed il conseguente inizio della crisi perenne che avvolge i paesi aderenti a questa moneta da oltre un ventennio.
Un esempio significativo che da solo può confermare questo trend è la diffusione di attività come questo compro oro Firenze che ormai da decenni si sono imposti nel tessuto commerciale come realtà consolidate dagli effetti della crisi economica innescata dall’euro.
Una crisi che solo in certi periodi si è manifestata in modo evidente ma che è comunque perdurata subdola e sotto traccia da oltre 20 anni andando erodendo fatturati e soprattutto i ricavi anno dopo anno.
Questo ha reso di fatto la crisi difficile da prevedere e soprattutto da contrastare in modo efficace anche ricorrendo a decisioni drastiche e risolutive.
In questo modo il commercio nei paesi appartenenti all’area euro si è modificato progressivamente al ribasso andando a modificare in modo strutturale e profondo la fisionomia stessa del commercio.
Sempre più le piccole attività commerciali hanno lasciato il posto a centri commerciali sempre più grandi ma non abbastanza da ritenersi al sicuro per affrontare un futuro prossimo che potrebbe rendere obsoleta ogni tipologia di commercio fatta se non quella online.
La modifica dell’economia e dei metodi di commercio è una evoluzione normale ma quello che si è assistito nella zona euro è un livellamento al ribasso della ricchezza di privati ed imprese.
Un livellamento che non ha ottenuto nemmeno il risultato di una migliore distribuzione della ricchezza che ha finito per concentrarsi maggiormente verso poche realtà e quasi sempre di origine non autoctona.




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